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OSTEOPOROSI E MAL DI SCHIENA


L’osteoporosi è una patologia delle ossa: consiste nella riduzione della loro densità che conduce ad una fragilità ossea e a un conseguente aumento del rischio di frattura
Entro certi limiti la riduzione della densità ossea è una conseguenza del processo naturale di invecchiamento, chiamato osteopenia.
Il termine osteoporosi si utilizza, invece, quando i valori della massa ossea risultano ridotti in modo più marcato, tanto da provocare fratture anche per traumi di minima entità.
L’osteoporosi rappresenta una malattia di rilevanza sociale. La sua incidenza aumenta con l’età fino a interessare quasi tutti coloro che hanno superato gli 80 anni.
Finora è stata ritenuta una patologia quasi esclusivamente femminile, negli ultimi anni sta interessando sempre di più anche gli uomini.
La perdita di tessuto osseo avviene in modo nascosto e silenzioso, senza provocare alcun dolore.
La presenza dell’ osteoporosi non provoca di per sé alcun dolore, ma diventa responsabile dell’insorgenza del mal di schiena quando la sua presenza ha favorito un cedimento strutturale di uno o più corpi vertebrali.
FATTORI DI RISCHIO CHE PROVOCANO OSTEOPOROSI
Tali fattori sono molto numerosi; si può distinguere tra fattori di rischio che:
- non possono essere evitati;
- in parte controllabili;
- possono essere eliminati

FATTORI DI RISCHIO CHE NON POSSONO ESSERE EVITATI
Tra questi ci sono:
- età
- sesso (più diffuso tra le donne)
- menopausa precoce
- menopausa chirurgica (asportazione di entrambe le ovaie)
- assenza prolungata di carica (permanenza a letto per malattia)
- immobilizzazione forzata (ingessatura per frattura e tutori ortopedici, corsetti e collari, indossati a lungo)

FATTORI DI RISCHIO IN PARTE CONTROLLABILI
- Costituzione magra: Le donne con ossa piccole e sottili e che presentano una costituzione magra, esile e una carnagione chiara sono più esposte al rischio di fratture rispetto a quelle che hanno una costituzione più robusta. Bisogna evitare il dimagrimento eccessivo e l’anoressia.
- Farmaci: I farmaci a base di cortisone, i farmaci antireumatici e antiallergici agevolano l’insorgenza dell’osteoporosi. Anche i diuretici e i lassativi aumentano l’eliminazione del calcio con le urine e con le feci.
- Riduzione della vista: Costituisce un fattore di rischio perché può causare cadute.

FATTORI DI RISCHIO CHE POSSONO ESSERE ELIMINATI
- Scarsa attività fisica: La vita sedentaria provoca un deterioramento graduale delle condizioni di efficienza. Questo deterioramento può essere così lento e impercettibile che chi lo subisce può ritenerlo una conseguenza naturale dell’invecchiamento è invece il sintomo di una vera e propria malattia: la malattia ipocinetica, cioè da poco movimento. Le ossa diventano fragili e insorge l’osteoporosi. I muscoli diventano deboli e perdono la loro elasticità. La mobilità delle articolazioni diminuisce. La resistenza, la velocità, la coordinazione, l’equilibrio e tutte le altre capacità fisiche si riducono.
- Mancanza di esposizione alla luce solare: L’esposizione alla luce solare è fondamentale per la sintesi della vitamina D. Essa regola il metabolismo del calcio e garantisce adeguate quantità di calcio per una corretta ossificazione. Questo fa capire che non basta far ginnastica in palestra, non basta assumere la vitamina D per via orale, ma occorre praticare attività motorie all’aria aperta.
- Errori dietetici Insufficiente apporto alimentare di calcio, di vitamina D e consumo eccessivo di proteine animali.
- Nicotina A causa della nicotina si ha una riduzione del flusso sanguigno entro il corpo vertebrale che agevola l’osteoporosi.

La scoliosi si manifesta::
- sul piano frontale come una deviazione laterale;
- sul piano sagittale con una alterazione delle curve, spesso provocandone una riduzione o inversione;
- sul piano orizzontale con un movimento di rotazione
In conseguenza di queste alterazioni il soggetto scoliotico spesso si presenta diritto in modo abnorme quando lo si osserva di profilo (cioè si riducono le curve fisiologiche) e con un’evidente asimmetria delle spalle e dei fianchi quando lo si osserva frontalmente e dorsalmente.

Articolo tratto da “MAL DI SCHIENA – PREVENZIONE E TERAPIA DELLE ALGIE E PATOLOGIE VERTEBRALI” di BENEDETTO TOSO . Libro di Testo utilizzato da ADIFAMILY