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L’ASSISTENZA DOMICILIARE IN ITALIA


Il progressivo invecchiamento della popolazione, fa prevedere che in Europa il rapporto tra la popolazione anziana e quella attiva passi dal 29% del 2015 al 51% nel 2080.
Questo fenomeno fa si che l’organizzazione dei sistemi sanitari nazionali ed europei stia cambiando il concetto di “long-term care”.
In particolare, l’aumento di richiesta di assistenza domiciliare per la popolazione anziana sta determinando un’impennata della spesa sanitaria destinata alla sua copertura ponendo qualche problema di sostenibilità.
Per ragioni storiche, economiche e sociali di varia natura, i paesi europei devolvono alla “long-term care” percentuali della spesa sanitaria differenti che variano dallo 0,1% della Bulgaria al 26,3% della Svezia. L’Italia eroga per la spesa sanitaria 14,9 miliardi di euro, dei quali solo 2,3 miliardi per le cure domiciliari (1,3% del totale). Dal canto loro, le famiglie, hanno contribuito secondo l’ISTAT (2017) per circa 76 milioni di euro.
Allo stato attuale, i costi della “long-term care” agli anziani sono erogati per le cure residenziali ma si sta assistendo ad un incremento progressivo dell’erogazione di cure domiciliari meno rispetto a quelle residenziali. che consentirebbero di continuare a garantire cure di qualità atte a prevenire e ritardare l’istituzionalizzazione degli anziani.
In Italia, la Commissione Nazionale per la Definizione e l’Aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) del 2017, ha fornito indicazioni alle Aziende Sanitarie e ai Comuni che hanno integrato competenze ed oneri per garantire ai cittadini non autosufficienti l’assistenza sanitario-assistenziale e sociale secondo procedure che prevedono che il team di valutazione multidisciplinare, in seguito alla segnalazione pervenuta al punto unico di accesso (PUA), riceve la richiesta di presa in carico e progetta e realizza un Piano di Assistenza Individualizzato (PAI).
Gli obiettivi principali delle cure domiciliari si possono così riassumere:
1. Assistenza a persone con patologie trattabili a domicilio, per evitare il ricorso inappropriato al ricovero ospedaliero o in altra struttura residenziale
2. Continuità assistenziale per i dimessi dalle strutture sanitarie con necessità di prosecuzione delle cure
3. Supporto alla famiglia
4. Recupero delle capacità residue di autonomia e di relazione
5. Miglioramento della qualità di vita anche nella fase terminale mediante erogazione di cure palliative di base o specialistiche

I dati inerenti la popolazione che beneficia delle cure domiciliari e le procedure che le alcune Regioni italiane utilizzano per erogarle sono contenuti in un interessante documento pubblicato nel 2018 da “ITALIA LONGEVA” e curato da Davide L. Vetrano di cui si riporta il link: http://www.italialongeva.it/wp-content/uploads/2018/07/LTC_ADI2018.pdf