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“SPALLA CONGELATA” E TERAPIE NON CHIRURGICHE





La “spalla congelata” è associata a disabilità prolungata e spesso è caratterizzata da dolore intenso, perdita di movimento e disturbi del sonno.
L’obiettivo principale per un paziente con questa patologia è di raggiungere la libertà di movimento senza dolore il prima possibile, e il problema principale consiste nel ritardo nel ricevere una cura a causa delle indicazioni contraddittorie rispetto all’orientamento terapeutico.
Si stima che la “spalla congelata” abbia un’incidenza dallo 0,75% al 5,0% della popolazione generale che è più alta nelle persone con diabete mellito (10–46%). Alcuni Autori hanno rilevato che il 50% delle persone ha riferito dolore e rigidità lieve della spalla e nel 60% un ridotto range di movimento per 84 mesi.
Esiste ancora una certa incertezza nella definizione della patogenesi della “spalla congelata”: Infiammazione, fibrosi e contrazione della capsula articolare gleno-omerale possono essere scatenate dall'aumentata espressione di citochine e neuropeptidi e spiegherebbero i sintomi.
Non è chiaro se la “spalla congelata” sia una condizione auto-limitante che possa risolversi senza un intervento chirurgico o se l’intervento sia necessario.
Le opzioni terapeutiche relative alle varie cause di “spalla congelata” proposte in letteratura sono molteplici e gli Autori del lavoro che proponiamo, hanno effettuato una revisione critica della letteratura esistente allo scopo di valutare l'efficacia clinica degli interventi non chirurgici, in termini di dolore, portata del movimento dell'articolazione della spalla, funzione auto-riferita, disabilità, qualità della vita, tempi di recupero, ritorno al lavoro ed eventi avversi.
Gli interventi analizzati sono stati: terapia manuale, iniezione di steroidi, diatermia ad “onda corta”, mobilizzazione passiva e esercizi domiciliari. Sono stati analizzati anche i tempi recupero (ritorno all’attività lavorativa) e gli effetti collaterali delle terapie esaminate.

Rimandando al lavoro originale per la metodica ed i risultati della ricercai, riportiamo solo le conclusioni caratterizzate dall’estrema incertezza nel definire il percorso ottimale per la gestione non chirurgica della “spalla dolorosa”.
Dai dati emerge che un trattamento da cui trarrebbero beneficio soggetti con “spalla congelata idiopatica” con sintomatologia dolorosa da meno di sei mesi potrebbe essere la combinazione di terapia iniettiva locale con corticosteroidi associato ad un programma di esercizi svolti al domicilio.
Inoltre potrebbe essere utile la combinazione di terapia manuale e stretching anche se in questo caso, l’elevato numero di trattamenti necessari e l’incertezza dei risultati raggiunti deve far considerare l’opportunità di questi trattamenti con cautela e caso per caso.

Fonte: Catherine Minns Lowe CM, Eva Barrett, Karen McCreesh, Neasa De Búrca, Jeremy Lewis Clinical effectiveness of non-surgical interventions for primary frozen shoulder: A systematic review J Rehabil Med 2019; 51; DOI: 10.2340/16501977-2578 (in press)